La continua violazione dei diritti umani nelle Filippine

Fonti: http://www.abbanews.eu

http://m.dagospia.com

http://www.fides.org/it/

http://www.globalist.it/

http://www.occhidellaguerra.it/

http://www.mondoemissione.it/

http://it.euronews.com/

Il 28 giugno 2017 Human Rights Watch ha definito il primo mandato di Duterte una “calamità” per il mondo intero, riferendosi al modo in cui conduce la sua personale “war on drug”.

HRW ha definito “killer” la campagna di Duterte contro la droga, un’azione estesa su tutto il territorio delle Filippine e diretta non solo contro pusher, narcotrafficanti  e persone che usano sostanze illegali ma anche contro chi – più o meno apertamente –  contesta la politica del presidente.

Amnesty International, ha diramato una nota secondo cui Duterte e la sua amministrazione “sono stati responsabili di una vasta gamma di violazioni dei diritti umani, intimidazioni e arresti di personalità critiche, instaurando un clima privo di legge”. “La violenta campagna governativa contro la droga ha causato migliaia di esecuzioni extragiudiziali, persino più di quante se ne contarono durante il regime omicida di Ferdinando Marcos dal 1972 al 1981”.

L’Ong filippina “Karapatan” (“Allenza per il progresso dei diritti del popolo”) ricorda inoltre l’uccisione extragiudiziale di 64 attivisti per i diritti umani diritti e critica l’imposizione della legge marziale sull’intera isola di Mindanao, che sta legittimando le forze militari a mettere in atto metodi repressivi, torture e abusi dei diritti umani, denunciati anche alla Corte Suprema.

Le Filippine hanno una popolazione di quasi 100 milioni di persone che vive su sole 11 isole dell’oceano Pacifico. Ex colonia spagnola per oltre tre secoli, la maggioranza della popolazione è cristiana, ma il 5% di musulmani, concentrati nell’isola meridionale di Mindanao, costituiscono – da sempre – una spina nel fianco.

L’Isola, ricordiamo, è stata oggetto di un attacco da parte di terroristi, che ancora avrebbero in mano la città di Marawi, dove i jihadisti del gruppo “Maute”, che hanno giurato fedeltà allo Stato Islamico, continuano a restare asserragliati in un’area del territorio cittadino. Dal giorno dell’attacco terroristico, lanciato il 23 maggio, il numero di morti negli scontri di Marawi ha superato quota 500: 392 morti sono militanti jihadisti, 93 sono soldati e almeno 45 vittime civili.

Il rapporto di Amnesty International ha spiegato in dettaglio come la polizia prenda sistematicamente di mira persone povere e indifese in ogni parte del paese, falsificando le prove, pagando sicari, derubando le persone uccise e producendo rapporti falsi su scontri a fuoco non verificatisi. “Questa non è una guerra alla droga, è una guerra ai poveri. Spesso sulla base della più labile prova, persone accusate di consumare o vendere droga sono uccise per soldi in quella che è diventata un’economia degli omicidi”.

Gli omicidi extragiudiziali nelle Filippine sono diventati un fenomeno di massa intensificatosi dopo l’insediamento del  30 giugno 2016. Solo dopo qualche mese furono condannate da istituzioni quali l’Unione Europea e l’ONU rimediando il dito medio alzato, la prima e un’accusa di inutilità e stupidità, la seconda.

La promessa di Duterte di “recuperare” il potere perso dalle autorità sul paese è iniziato immediatamente dopo il suo insediamento a capo di stato: ha ordinato di colpire le persone coinvolte nel consumo e nella vendita di droghe, anche se fossero semplicemente sospettate e nel contempo la polizia ha ricevuto l’autorizzazione di uccidere le persone che si opponevano all’arresto.

Amnesty International, nel proprio rapporto, ha rivelato che: “Un ufficiale di polizia ha parlato degli incentivi per l’uccisione di tossicodipendenti, si tratta di una somma tra gli 8mila e i 15mila per ogni persona uccisa. L’ufficiale ha sottolineato che se non si uccide nessuno, non si incasserà alcun incentivo”.

Dopo 6 mesi, le persone uccise in operazioni extragiudiziali della Polizia erano almeno 2.000, molto maggiori e difficilmente contabilizzabili quelle uccise da gruppi paramilitari e vigilantes. Oltre 38.000 sono state arrestate e rinchiuse nelle carceri filippine creando un grosso problema di sovraffollamento.

Sono 466 gli istituti penitenziari delle Filippine in cui sono rinchiusi 142mila detenuti contro i 24mila posti a disposizione ufficialmente. Il 64% dei detenuti è collegabile alla lotta alla droga condotta nel paese. Questi sono i dati forniti ad aprile 2017 da Paulino Moreno Jr, funzionario di alto livello dell’Ufficio per la gestione delle pene e delle carceri.

Dall’inizio del 2017, il conto delle morti per mano della Polizia è salito a 5.000 persone (alcune fonti parlano di 5.500), cui vanno aggiunte altre 8.000 persone uccise per cause ignote; non sempre le famiglie reclamano i propri morti, temendo di diventare un bersaglio di successive rappresaglie.

Emblematico è il caso di Kristita Padual, ammazzata da due persone mascherate e la cui unica colpa secondo la Polizia è stata l’aver trovato nel suo corpo tracce di metamfetamina. La verità, secondo altre fonti, potrebbe essere che la giovane avrebbe assistito a un altro omicidio di cui non si doveva sapere.

Anche personaggi conosciuti sono finiti nelle maglie di una giustizia brutale e forse poco controllabile, come l’uomo d’affari sudcoreano Jee Ick Joo, ucciso dalle squadre antidroga della Polizia per errore.

A dimostrazione, infine, che Duterte si serva della propria politica antidroga per l’eliminazione di “scomodi” oppositori politici, c’è il caso della senatrice Leyla De Lima. La senatrice è accusata di aver estorto denaro ad alcuni narcotrafficanti detenuti. La mattina del 24 febbraio 2017 si è consegnata alla polizia dopo aver passato la notte asserragliata in Senato, difesa dai suoi fedelissimi, non dopo aver respinto con forza le accuse intentate e aver proclamato la propria innocenza. “L’ho sempre detto e lo ripeto anche adesso: sono innocente, non c‘è verità. Le accuse di aver guadagnato con il narcotraffico e di aver protetto boss detenuti sono tutte bugie”.

Gli eventi per i quali la senatrice è accusata risalgono al periodo in cui la De Lima era ministra della Giustizia (2010-2016). Alcuni mesi fa, la senatrice era stata rimossa dalla commissione parlamentare che indagava sugli abusi della guerra al narcotraffico del presidente.

Ma che siano “semplici” cittadini o personaggi famosi ad essere uccisi, la politica di Duterte non è – di fatto – cambiata. D’altro canto, le statistiche, parlano di un sostegno a Duterte pari a circa il 75% degli elettori, guadagnandosi le lodi del presidente americano Trump e su 296 membri della Camera, il presidente avrebbe solo sette oppositori.

Pochi intellettuali parlano; la Chiesa cattolica denuncia ma è inascoltata. E se prima Obama aveva tentato di obiettare qualcosa, ora alla Casa Bianca c’è un miliardario che, se potesse, farebbe altrettanto.

Elenco articolato delle fonti:

http://www.abbanews.eu/mondi-e-orizzonti/filippine-calamita-si-chiama-duterte/

http://m.dagospia.com/duterte-lo-sterminatore-nelle-filippine-la-polizia-ha-eliminato-5000-tra-spacciatori-e-tossici-151578

http://www.fides.org/it/news/62557-ASIA_FILIPPINE_Un_anno_di_presidenza_Duterte_un_disastro_per_i_diritti_umani#.WWqm-nFLcdU

http://www.fides.org/it/news/62641#.WWqnPXFLcdU

http://www.globalist.it/world/articolo/2001242/la-dove-c039a-il-sangue-c039era-un-uomo-gli-orrori-degli-squadroni-della-morte.html

http://www.occhidellaguerra.it/manila-la-guerra-ai-narcos/

http://www.mondoemissione.it/asia/effetto-duterte-scoppiano-anche-le-carceri/

http://it.euronews.com/2017/02/24/filippine-arrestata-la-senatrice-de-lima-oppositrice-del-presidente-duterte

http://it.euronews.com/2016/08/29/filippine-la-campagna-anti-droga-di-duterte-si-sposta-nelle-scuole

http://it.euronews.com/2016/10/07/filippine-duterte-a-comunita-internazionale-possiamo-fare-a-meno-dei-vostri

http://it.euronews.com/2017/02/01/filippine-amnesty-migliaia-di-esecuzioni-extragiudiziali

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