A Manila la morte vien di notte

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Fonte: Time

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Dal momento in cui Duterte si è insediato, alla fine di giugno in base a stime attendibili dei media locali, più di 6.000 persone sono state uccise nella sua campagna per eliminare dalle Filippine le droghe illegali e coloro i quali sono coinvolti. Le vittime – presunte persone che ne fanno uso e spacciatori – non godono di un giusto processo, e vengono sempre uccisi durante la notte, a volte dentro le loro case. Gli autori sono vigilantes, mercenari e probabilmente anche poliziotti.

Duterte non ha nascosto che ciò sarebbe accaduto. “Tutti voi che siete dentro alle droghe, voi figli di puttana, non potrò che uccidervi”, aveva detto lo scorso aprile, un mese prima di essere eletto. Non era solo una spacconata in campagna elettorale. Per 22 anni Duterte aveva servito come sindaco della città meridionale di Davao, dove ha impiegato un approccio patologico per ripristinare l’ordine nelle strade della città. Sotto la sua guida, a Davao le esecuzioni extragiudiziali di sospetti criminali e tossicodipendenti da parte di vigilantes in pratica costituiva la politica statale. Nel mese di dicembre, parlando a un gruppo di imprenditori, Duterte ha ammesso di aver ucciso personalmente, mentre era sindaco. La reazione della comunità internazionale è stata di indignazione e rimprovero: Zeid Ra’ad al-Hussein, l’Alto Commissario per i diritti umani ONU, il 20 dicembre ha dichiarato che Duterte dovrebbe essere indagato per omicidio.

Il critico più feroce di Duterte è la senatrice Leila de Lima, ex segretario di giustizia, che nell’attuale legislatura ha cercato di condurre una guerra contro un Presidente forte che lei in realtà definisce “piuttosto mite”. Duterte e i suoi alleati hanno colpito di nuovo, e De Lima teme un impeachment, l’arresto o peggio. Ma, dice, “Smettere di combattere? Dovranno passare sul mio cadavere”. – Nash Jenkins/Manila

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