Il modello portoghese di depenalizzazione: come può essermi di supporto e quali sono i suoi limiti.

Testo di Magda Ferreira, pubblicato in origina da WHACK Magazine

Il mio nome è Magda Ferreira, sono una 43enne di Lisbona, città in cui vivo. Ho iniziato a usare hashish a dodici anni, quando sono entrata al liceo. A 16 anni ho iniziato a fumare eroina. L’hashish era disponibile negli stessi luoghi in cui erano vendute le cosiddette “droghe pesanti”.  Nel 1989 le informazioni sulle droghe erano davvero ancora scarse e ho pensato che solo chi faceva uso iniettandosi eroina poteva rischiare di diventare dipendente. Casal Ventoso a Lisbona, noto supermercato a cielo aperto della droga, era all’apice del suo successo; nel frattempo, l’HIV si diffondeva a macchia d’olio. Non c’era alcun trattamento efficace e alcune famiglie rifiutavano addirittura i propri figli se erano infetti. Non sapevo che esistesse una cosa come l’epatite C e fui testimone di prima mano dell’ingenuità e dell’ignoranza di una generazione che ha cominciato a usare senza conoscerne i rischi. Ho visto la paura e la disperazione delle loro famiglie e la reazione di panico generale che ha prodotto.

Ho provato diversi trattamenti. Chi è andato in riabilitazione, in molti casi non l’ha fatto per scelta ma perché costretto dalle circostanze difficili, molti anche per evitare una procedura penale. Alcune cliniche private hanno riempito le proprie tasche promuovendo una sorta di “trattamento” per famiglie disperate il quale altro non era che un pompaggio di sedativi in ​​cambio di una tutt’altro che ridicola quantità di denaro. Poteva costare oltre 1500 euro un trattamento di 10 giorni, con il risultato finale di immediate ricadute dopo aver lasciato la struttura.

Erano i tempi delle scoperte, della sperimentazione con differenti sostanze, di tentativi ed errori finalizzati a trovare un modo per smettere di usare. Siamo anche serviti come cavie per testare i trattamenti, molti dei quali senza alcuna approvazione scientifica. Durante i primi anni in cui ho fatto uso, non sono mai stata arrestata ma con noi la polizia ci si è scontrati in maniera aggressiva, requisendo e distruggendo la droga proprio di fronte a noi. Siamo dovuti andare in tribunale per giustificare cosa e perché, da chi si era acquistata e via dicendo, ecc. Senza alcuna idea su quale potesse essere il risultato.

La mia storia è simile a quella di molti altri. Tale realtà fa parte della storia di molte famiglie portoghesi. Era un clima di crisi in cui l’uso di sostanze era intensamente sentito all’interno della società portoghese. Ed è in questo contesto che è stata approvata la legge che è diventata nota come la Legge sulla Depenalizzazione.

Nel novembre 2001, il Portogallo ha smesso di considerare l’acquisto, la detenzione e l’uso di droghe come reati (Legge 30/2000 e in aggiunta, Decreto 1301/2001), anche se in realtà non sono stati completamente “depenalizzati”. L’uso di sostanze psicotrope illegali continua a essere un atto punibile dalla legge, ma ha cessato di essere considerato un comportamento oggetto di procedimento giudiziario e fu derubricato a illecito amministrativo. Le commissioni per la dissuasione del consumo di droga sono state create per applicare la legge, in modo tale che le persone trovate in possesso e/o che abbiano fatto uso di droghe vi siano sottoposte da parte delle forze di sicurezza e dai tribunali. La maggior parte delle sanzioni applicate da queste commissioni sono riferibili a trattamenti farmacologici e altri servizi sanitari.

Il Portogallo è famoso per questa legge; è stata una buona cosa ottenerne l’implementazione. La società ha iniziato a guardare il tema della droga e l’uso di droghe da una prospettiva più umana. Ha cessato di essere un crimine e è diventato un problema di salute e di sicurezza pubblica.

Il successo di tale legge è probabilmente dovuto al fatto che esistevano un buon numero di strutture ed era garantito l’accesso alla prevenzione, al trattamento farmacologico e anche la riduzione del danno è stata facilitata. Dal punto di vista della salute, il cambio nella legislazione è stato della massima importanza, in quanto questi ultimi 15 anni hanno visto una riduzione del consumo di stupefacenti per via parenterale, un maggiore accesso al trattamento e ai servizi di riduzione del danno, una maggiore riduzione delle nuove infezioni da HIV e lo stesso per le overdose.

Oggi ho la fortuna di lavorare come consulente pari in un drop-in in cui sono giunta a capire molto meglio il concetto di riduzione del danno, ho avuto accesso a maggiori informazioni e mi sono resa conto non solo delle innovazioni di questo modello, ma anche dei suoi limiti , come ad esempio, il paradosso di consegnare un kit per l’iniezione sapendo che la persona potrebbe non disporre delle condizioni appropriate per il suo utilizzo e probabilmente ricorrere all’uso in strada. Noi non disponiamo ancora di locali per il consumo sicuro di droga in Portogallo; anche se la legge del 2001 li prevede, non sono mai stati realizzati – forse a causa della mancanza di volontà politica.

In questi giorni ho la sensazione che continuiamo a lasciare le persone troppo tempo immerse nei programmi di sostituzione a base di metadone a causa della mancanza di risposte sociali adeguate e che pertanto abbiamo bisogno di investire di più in interventi di reinserimento sociale. Mi piacerebbe vedere la possibilità di accedere a programmi basati sulla fornitura di eroina medica per coloro che non possono adattarsi né al metadone né alla buprenorfina.

Credo che lo Stato non debba penalizzare gli utenti – vedere l’assurdità della penalizzazione della cannabis – quindi credo che questa legge costituisca un passo intermedio verso la reale legislazione da applicare. Sono d’accordo e spero che un giorno i responsabili politici e la società, nel suo insieme, avranno il coraggio di andare avanti con la regolamentazione delle sostanze illecite (che dovrà avvenire gradualmente, lo so). Abbiamo il diritto di sapere che cosa stiamo usando, come è il caso adesso con l’alcol o il tabacco comprato al supermercato.

La conseguenza ironica di tutti gli sforzi di criminalizzazione della droga, è che la produzione, la distribuzione e la vendita sono state lasciate nelle mani di cartelli pericolosi e violenti. Indipendentemente da un po’ di timidi progressi che si sono avuti in alcune parti del mondo, l’esclusione e la discriminazione diretta ai tossicodipendenti persistono ancora. Fortunatamente, nel mondo stiamo assistendo a esempi reali che dimostrano come sia un obiettivo meritevole il porre fine a questa violenza, alla costosa guerra contro la droga e rivolgersi a soluzioni basate sulla conoscenza, i diritti umani, e con la partecipazione e il coinvolgimento delle persone che usano droghe.

Nota biografica: Magda Ferreira lavora in un centro di riduzione del danno a Lisbona chiamato IN-Mouraria e si interessa del rapporto tra uso di droghe, salute e questioni di genere. E’ un’attivista di Euronpud.

È possibile contattarla via e-mail a magda.ferreira@gatportugal.org

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