Arrestato Serpelloni!

SerpeSull’arresto di Serpelloni, avremmo voluto fare un titolo evocativo della nemesi del suo operato, alla maniera di: “Chi di Proibizionismo colpisce, di Giustizia perisce” o altri del tipo “Da eccelso promotore degli arresti ad arrestato eccellente”. In realtà tali giochi di parole mal si addicono al significato di ciò che è concretamente successo.

Serpelloni è stato tratto agli arresti domiciliari per una “mazzetta” da centomila euro e turbativa d’asta nell’assegnazione dell’assistenza e gestione di un software in uso nei SER.T. italiani.

Arrestato, certo ma posto ai domiciliari. Parrebbe ingiusto a chiunque che per un simile reato, compiuto da tale personaggio, vengano lui riservate indubbie accortezze. Posto che – si è certi – il carcere non costituisca la soluzione a un delitto e men che meno si tratti di un’azione educativa, anche nella pur detestata logica punitiva le contraddizioni sussistono molteplici e forse maggiori. Basti pensare a chi è costretto, in solitudine magari, agli arresti domiciliari in una modesta casa di edilizia popolare in una periferia suburbana priva di servizi o distanti molti chilometri; a chi – piacevolmente invece – li può scontare con la propria famiglia, in una villa ubicata in una esclusiva zona residenziale. Ogni criterio di equità vacilla e fa capolino la vituperata quanto onnipresente divisione classista della società moderna.

Nel caso in questione, però, ciò che più è insolente, sono le responsabilità morali del personaggio, e proprio alla luce degli eventi recenti.

Serpelloni, dal 2003 al 2007 è stato direttore dell’Osservatorio regionale sulle dipendenze della Regione Veneto; successivamente, e fino al 2014, anno in cui la Consulta ha decretato l’incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi, ha operato quale capo indiscusso del Dipartimento antidroga su mandato del sottosegretario Giovanardi.

L’ideologia proibizionista e il moralismo dimostrato, vanamente mascherati da “studi e ricerche” appositamente citati come “prova” di un sempre più palese riduzionismo scientifico, non hanno la sola colpa di aver avviato un processo di “revisione” della scienza delle droghe attraverso una propaganda ingannatrice e priva di dialettica democratica. Sono stati il motore e la base ideologica per perpetrare – e giustificare secondo la logica più squilibrata – la violenza ai danni delle persone scoperte a usare droghe.

Pur prendendo le distanze dalla questione penale, è difficile che la memoria non corra alla passata stagione delle droghe, vergogna di una politica che si era arrogato il diritto di calpestare la volontà referendaria popolare chiaramente protesa verso l’assoluta non punibilità dell’uso personale di sostanze. Serpelloni è uno dei maggiori responsabili di un periodo empio e buio, costellato di persone con una dipendenza in carcere, ragazzi arrestati per qualche canna, violentati in strada e nelle Questure; i più sfortunati non potranno neppure raccontarlo, vittime di barbari assassini o dello stigma che certi personaggi hanno concorso ad alimentare e accrescere.

Oggi più che mai, mentre a livello internazionale la critica mossa alle politiche originate dalla “war on drug” invoca il rispetto dei diritti umani, conseguenza della violenza che persone, famiglie e comunità di tutto il mondo hanno subito quale risultato dell’adozione di logiche repressive, le responsabilità di Serpelloni (e Giovanardi, certamente) gravano di un significato negativo ben maggiore. La sua condotta attuale, non si ferma alla semplice concussione e turbativa d’asta: pur essendo questi i reati contestati, assume un senso che li travalica e che offre una sponda alla comprensione delle ragioni che hanno mosso il suo operato nel passato, ben più grave, seppur non condannato, dei reati ascrittigli oggi.

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