La Carta di Milano

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Fonte: Cambiamo verso sulle droghe

Sulle Orme di Don Gallo atto II; Il Cartello di Genova, il coordinamento di associazioni, movimenti e reti che da due anni è impegnato a ragionare su un modello alternativo alla vetusta e inefficace “Lotta alla droga”, esce dalla convention nazionale “Cambiamo verso sulle droghe. Adesso!” con un nuovo documento che, come in passato, prende il nome dalla città che ha ospitato l’evento. La “Carta di Milano” non è un esercizio di stile né un documento che si limita a esprimere l’esito degli interventi fatti dai vari relatori; costituisce la summa degli argomenti finora trattati, arricchiti dell’apporto delle persone che hanno parlato a Milano e dei percorsi che i vari componenti del cartello stanno portando avanti. Tutto questo, in perfetta sintonia con la “Carta di Genova” dello scorso anno e la “Carta dei diritti delle persone che usano sostanze“, parte integrante di quest’ultima che costituisce il contributo specifico degli attivisti e di chi usa sostanze.

La Carta di Milano tiene in considerazione un aspetto fondamentale e contingente, Ungass 2016, la sessione speciale delle Nazioni Unite sulle droghe: ciò che viene espresso, al pari delle varie richieste fatte, tengono in grossa considerazione la posizione che il nostro paese dovrebbe avere in tale sede, secondo i vari componenti del Cartello di Genova. Con un richiamo anche alla situazione interna, di critica nei confronti dello stallo che stiamo subendo dopo la dichiarazione di incostituzionalità della Fini-Giovanardi, in merito alla mancanza di un referente politico del dipartimento antidroga, obbligatorio perché tale organo possa davvero fungere da strumento per un cambiamento che sempre più si rivela essere decisivo e necessario. Si plaude alla posizione della Dott.ssa De Rose, orientata a un’intesa internazionale per la soluzione di un problema comune e all’apertura dimostrata nei confronti della riduzione del danno quale fondamento di una politica dei quattro pilastri.

Gli ospiti internazionali hanno sottolineato la differenza esistente tra il nostro e quei paesi in cui da anni, efficacemente, si applicano soluzioni orientate alla riduzione del danno e alla limitazione dei rischi. Una posizione, quella della responsabile del dipartimento, tutt’altro che scontata, consapevole dell’arretratezza rispetto a quei paesi che non hanno sperimentato il blocco imposto da quasi un decennio di nociva demagogia, nemica della salute e del benessere delle persone che usano sostanze e della comunità. Sono ancora da risanare i danni di un dipartimento impegnato solamente in un’operazione di mistificazione, fedele all’ideologia ma contraria alle evidenze scientifiche e ai successi che altri paesi in Europa e nel mondo si ottenevano attraverso una visione pragmatica tesa a premiare i successi e non i punti di vista “politicamente allineati”.

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