Thc Fest: dialoghi blasfemi sulle sostanze stupefacenti

thc-fest-5-300x224Fonte: MilanoInMovimento

La libertà delle persone e la cura dei consumatori, la riduzione del danno come strumento politico e sociale: sono questi i concetti chiave intorno ai quali si sviluppate le riflessioni, o meglio i “Dialoghi blasfemi sulle sostanze stupefacenti”, tavola rotonda sulle buone prassi, fra il legale e l’illegale.

Attivisti e operatori che insieme hanno cercato qualche risposta alle questioni – politiche e sociali – che ci troviamo di fronte quando parliamo di sostanze. Cosa significa riduzione del danno? Quali pratiche sono legali e quali no in Italia? È possibile limitare i rischi connessi all’uso di sostanze stupefacenti? Quali responsabilità hanno gli organizzatori in quello che succede all’interno di un evento? Come si può intervenire prendendosi cura delle persone? Possiamo/vogliamo/è giusto impedire il consumo di sostanze stupefacenti nei luoghi del divertimento? Quali percorsi sono attivi in una città come Milano? Cosa fanno, cosa dicono le istituzioni in materia di riduzione del rischio? Possiamo, in spazi autogestiti, spostare il confine del legale facendo nostro il valore del lecito, del giusto, dell’importante?

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Reduci da un’estate in cui molto, e spesso male, si è parlato di droghe, speculando sulle vittime e sparando a zero sui consumatori, sui gestori dei locali, sulle famiglie, come se la “colpa” fosse loro, di tutti tranne di chi ci impone leggi liberticide, repressive, ottuse e anacronistiche.

Primo passo: non giudicare il consumo di sostanze, ma riconoscerne la diffusione, e i rischi derivati dal consumo. A partire da qui si è ragionato di come essere promotori e promotrici di una prospettiva altra di approccio a un uso sempre più diffuso nei contesti giovanili. Gli spazi di agibilità politica e sociale, autogestiti e liberi, provano da tempo a porsi la questione affrontandola attraverso diverse pratiche di approccio ma spesso si trovano impreparati davanti a situazioni di ascolto, emergenza, abuso. Anche in questi contesti si pongono limiti e regole, ben sapendo che è impossibile in realtà che esse vengano rispettate e, spesso, senza nemmeno esserne davvero convinti.

Quali sono allora le buone prassi che possiamo adottare per ridurre i rischi, partendo dai luoghi di cui siamo responsabili? E come mettiamo a sistema le nostre riflessioni ed esperienze, per approdare a una dimensione nazionale?

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