Overdose mortali, siringhe e giovani: il ritorno prepotente dell’eroina

OverdoseFonte: Redattore Sociale

Inchiesta. Tra Torino e Roma sette persone uccise in una settimana da una droga che si credeva passata di moda e che sta invece vivendo un nuovo boom. La cocaina spesso fa da traino, i ragazzi passano dallo sniffo all’endovenosa: l’ago non fa più paura

Torino, 15 febbraio 2014

Il primo lo hanno trovato a Beinasco, periferia sud di Torino. Rannicchiato sui sedili dell’auto, con il viso ceruleo e la siringa ancora infilata nel braccio: aveva 40 anni, e in quella macchina ormai mangiava, dormiva, viveva. Appena 24 ore dopo, il secondo lo ha scoperto la compagna, a Moncalieri, stessa area della cintura torinese: rientrando in casa se lo è trovato disteso all’ingresso, bava alla bocca, con la siringa a qualche centimetro dal corpo. Nelle stesse ore se n’è andato anche un terzo, un trentenne di Mirafiori; ancora una volta Torino sud, ancora una volta siringa nel braccio: un geroglifico che per tossicodipendenti, spacciatori e agenti di polizia significa “overdose fulminante”, “roba velenosa”, “pericolo”.

E così, l’illusione che da anni l’occidente postmoderno cerca di coltivare – che vorrebbe l’eroina ormai debellata, fuori moda – va di nuovo in frantumi sotto gli occhi del mondo. Perché non è solo a Torino che la “roba” ha voluto dire la sua: nelle stesse ore, la polizia di Roma registrava altre tre overdose fulminanti; mentre pochi giorni prima era stato un decesso “eccellente”, quello di Philip Seymour Hoffman – attore e regista vincitore di un Academy award – a render chiaro che non si tratta di una faccenda circoscritta all’Italia o all’Europa. Hoffman se n’è andato lo scorso 2 febbraio, nel suo lussuoso appartamento newyorkese, che stando ai rilievi della polizia era disseminato di siringhe e buste di droga segnate con una sorta di “marchio di fabbrica”, com’è in uso tra gli spacciatori statunitensi: in questo caso, il brand era l’asso di spade, che in genere viene apposto su una miscela a base di eroina e di un oppiaceo farmaceutico denominato Fentanyl. Un composto che sembra stia spopolando negli Stati Uniti, dove secondo un rapporto della Substance Abuse and Mental Health Services Administration il numero dei tossicodipendenti sarebbe più che raddoppiato negli ultimi cinque anni, arrivando a sfiorare i 700mila consumatori.

E così, quell’eroina che ormai si voleva estinta, soppiantata dalla coca e da nuovi stili di vita, è tornata a parlare al mondo col linguaggio di sempre, quello dei visi di cera e dei corpi accasciati in posizione fetale. Un consumo che riesplode senza distinzioni geografiche “perché è la stessa società postmoderna in cui viviamo a essere intrisa di dipendenza” spiega Alfio Lucchini, portavoce ed ex presidente di Federserd, la Federazione italiana dei dipartimenti e dei servizi pubblici per le tossicodipendenze. “Al nostro ultimo congresso, Zigmunt Bauman ha spiegato bene che è la società il tratto che collega tutte le varie sostanze e i consumi patologici. Oggi c’è un grande allarme per il gioco d’azzardo, che nell’agenda mediatica ha soppiantato anche le ‘vecchie’ sostanze stupefacenti. Ma la triste realtà è che le dipendenze sono tutte in aumento, senza distinzioni“.A fargli eco c’è anche Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini, comunità romana che dal 1976 si occupa di cura, prevenzione riduzione: la sua lettura della situazione, se possibile, è perfino più cupa. “Sono quasi certo – spiega Barra – che di qui a un anno assisteremo a un massiccio ritorno dell’eroina. In questi anni, per quanto mi riguarda, è divenuto chiaro che gli stupefacenti seguono un andamento ciclico, che vive di corsi e ricorsi storici: dopo un periodo in cui predominano sostanze eccitanti, il mercato si orienta di nuovo su quelle calmanti o depressive. In America il problema è ormai palese, dal momento che a gennaio anche il governatore del Vermont, uno piccolo stato agricolo, ha dedicato l’intero discorso annuale all’emergenza eroina, definita come ‘una questione di priorità assoluta’”.

Nella sola Italia, al momento sono 150 mila gli utenti in trattamento “per un problema grave di dipendenza da eroina” spiega Lucchini, che sottolinea poi come “almeno altri 250 mila, nella stessa situazione, restano fuori dai servizi per le più svariate ragioni: a volte sono impossibilitati a entrarvi, oppure riescono a raggiungere un contorto equilibrio che gli permette di non oltrepassare quel punto di rottura dopo il quale, in genere, si cerca aiuto”.

C’è poi l’esercito dei nuovi utilizzatori, spesso molto giovani e orientati a nuovi stili di consumo. Che, in virtù di un maggior grado di purezza della sostanza e di una “agofobia” lasciata in eredità dall’epidemia di Aids degli anni 80, sempre più spesso preferiscono sniffarla o fumarla. “In giro ormai è pieno di ragazzini”, spiega Angelo, 40 anni, ex eroinomane in carico al Sert, che per due decenni è stato testimone della “Torino violenta” che dalle periferie rimbalzava sulle cronache nazionali. “All’inizio sniffano, fumano, sembra che abbiamo paura dell’ago: ma quasi tutti, col tempo, finiscono per iniziare a bucarsi“.

L’eroina cambia pelle e, dunque, cambia marketing: il suo paradigma oggi non è più il romanticismo efebo e decadente delle rockstar dei ’70; alla roba si arriva per altre strade, meno iconiche e quindi più silenziose. “C’è stato, in effetti, un periodo più o meno lungo in cui la diffusione degli oppiacei è stata drasticamente ridimensionata – spiega Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele -, soppiantata dalla cocaina, il cui consumo è molto più compatibile con la vita ordinaria e che ha trovato dunque una più alta platea di consumatori. Ma è stata proprio la cocaina ad agganciare molti dei nuovi eroinomani, che hanno iniziato ad acquistarne dosi proprio per attutire il cosiddetto ‘down’, la fase in cui gli effetti della coca svaniscono. E oggi si registra un aumento lento, costante e progressivo dell’assunzione per endovenosa“.

Una tesi confermata anche dai rapporti di Polizia, visto che, proprio a Torino, i sequestri sarebbero in costante aumento. “Un anno fa – spiega Maurizio Brutti, che dirige la sezione narcotici nella questura di via Grattoni – l’eroina a Torino sembrava quasi scomparsa: ne sequestravamo mezzo chilo su ogni dieci di cocaina. Negli ultimi tempi, però, la proporzione si sta drammaticamente riequilibrando. E a volte purtroppo si verificano questi episodi di overdose in serie ravvicinata, che capitano per le più svariate ragioni: può capitare che ci sia una partita di sostanza troppo pura in circolazione; o, al contrario, che qualche piccolo spacciatore, per incrementare i profitti, decida di tagliarla troppo e con sostanze pericolose. La criminalità organizzata, in genere, non ha nessun interesse ad adottare simili comportamenti: in genere si tratta di cani sciolti che, con scarsi mezzi, cercano di inserirsi sul mercato. Durante alcuni blitz, a noi è capitato addirittura di sequestrare buste che in realtà contenevano polvere di intonaco grattata dai muri”.

Quali che siano le ragioni, a Torino la sequenza di decessi non si è ancora fermata: nella causa di morte, sui primi tre referti, l’anatomopatologo ha scritto “edema polmonare”. Ora, purtroppo, si attende l’esito del quarto. Un 39enne di Villastellone, che appena due giorni fa si è accasciato al suolo, in corso Regina Margherita, senza più rialzarsi. Ancora una volta, stessa fascia anagrafica, stessa dinamica, stesso geroglifico: “overdose fulminante”, “roba velenosa”, “pericolo”. (Antonio Storto).

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